9 – GREGOIRE

 

gregoire

COME AIUTARE GREGOIRE

Chi volesse aiutare Grégoire nella cura e la riabilitazione degli ammalati di mente può indirizzare le sue offerte all’ONLUS DUMA nei seguenti modi:

Conto Corrente Postale n. 68290444 intestato a: D.U.MA. Onlus
Coordinate Bancarie IBAN (per bonifici):
IT93D0760101000000068290444

Conto Corrente Bancario n. 150 Intestato a D.U.MA. Onlus Presso Banca Popolare di Milano Corso Benedetto Croce 27 – 10135 Torino
Coordinate bancarie IBAN:
IT47I0558401004000000000150
Si prega di mettere sempre la causale: PER AIUTARE GREGOIRE

 

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Grégoire e Padre Giacomo Bardelli in Piazza San Pietro a Roma

 

Il testo qui pubblicato è stato scritto per noi da padre Giacomo Bardelli, missionario della Società delle Missioni Africane scomparso nell’ottobre 2007. Ha lavorato molto per far conoscere Grégoire in Europa e per sostenerne l’opera in Costa d’Avorio.
Noi abbiamo collaborato con Padre Bardelli, nel senso che, su sua richiesta abbiamo messo a disposizione il conto corrente bancario e postale del DUMA per coloro che desideravano aiutare Gregoire. Valerio Petrarca, dopo la morte di P. Bardelli, ha pensato di non lasciar cadere questa opportunità, e dopo essersi informato presso alcuni padri SMA, ci ha chiesto se eravamo disponibili a proseguire nello stesso modo.  Noi abbiamo aderito: ci sembra che aiutare “i pazzi di Gregoire” in qualche maniera è doveroso ed il minimo che possiamo fare.

 

GREGOIRE …UNA STORIA AVVINCENTE

Un nome, Grégoire Ahongbonon, originario del Benin nell’Africa Occidentale, sposato con sei figli; una speranza, forse l’unica, per tanti esseri umani incatenati, messi in ceppi perché ammalati di mente, considerati posseduti da forze sacre negative, espulsi dalla famiglia, percepiti come motivi di scandalo, di vergogna e di paura. Grégoire all’età di 18 anni lascia il suo paese di nascita, per recarsi in Costa d’Avorio in cerca di lavoro. Lo trova a Bouaké, seconda città del paese. Inizia come riparatore di pneumatici, fa buoni affari, fino a potersi permettere 4 taxi ed una vettura personale (ha solo 24 anni). E’ giovane, la sua riuscita sociale ed economica gli permette di soddisfare tutti i suoi sfizi. Ben presto però le cose cambiano, ha un rovescio quasi improvviso di fortuna. L’attribuisce al malocchio e spende soldi per cercare protezione presso i maghi. Acquista amuleti a non finire, che tiene su di sé, in casa e nelle vetture. Gli incidenti di percorso però aumentano e Grégoire si trova sul lastrico. Come il figliol prodigo incomincia a far tesoro delle sue disgrazie e a rientrare in se stesso; fino a ritrovare la fede cristiana che aveva abbandonato. Durante un pellegrinaggio a Gerusalemme, sente dire in un’omelia che “Ogni cristiano deve porre una pietra per la costruzione della Chiesa”. L’eco interiore di queste parole lo tormenta a lungo; ne parla a sua moglie e insieme ragionano su come porre la loro pietra per la costruzione della comunità cristiana. Seguendo il Vangelo di Matteo al capitolo 25 ”Quello che avete fatto ai più piccoli dei miei fratelli lo avete fatto a me”, Grégoire capisce che non si può amare Dio senza amare il prossimo. Fonda allora un piccolo gruppo di preghiera. Visita e aiuta gli ammalati ricoverati nell’ospedale di Bouaké. Passa poi alle prigioni, visita i carcerati, tenuti in uno stato di abbandono estremo; e con l’aiuto dei suoi amici cerca di ridare loro dignità, cibo, medicine e quanto occorre per rendere le carceri un poco più vivibili. Arriva il momento in cui, verso il 1993, Grégoire prende coscienza dell’esistenza degli ammalati di mente, considerati solitamente meno degli animali, abbandonati tra gli abbandonati, cui nessuno fa attenzione. Incomincia ad interessarsi alla loro vita. Si tratta di persone che cercano da mangiare tra rifiuti della città, che dormono all’addiaccio, che sono oggetto di scherno da parte di bambini e adulti, perché universalmente considerati vera e propria spazzatura. Scopre poi ammalati di mente ancora più sfortunati, se così si può dire, messi ai ceppi od alle catene in tuguri o sotto gli alberi, che aspettano solo di morire. Nei villaggi sono i capi locali e i loro consiglieri che «legalizzano» l’isolamento di quanti presentano segni di disagio mentale o di epilessia. Dicono che così facendo accettano la manifestazione della potenza sacra, ma salvano il loro villaggio dal contagio del male. Inizia così l’Opera San Camillo per l’accoglienza, la cura e la riabilitazione degli ammalati di mente, che poi sono spesso facilmente recuperabili e recuperati. In mezzo a mille difficoltà e incomprensioni, Grégoire riesce ad aprire un primo Centro di accoglienza a Bouaké, seguito in pochi anni da 4 altri centri di riabilitazione nei dintorni della città. Grazie all’appoggio dei missionari del luogo, riesce a formare gruppi di persone sensibili al problema degli ammalati di mente, che si ritrovano nell’Associazione San Camillo, avente come scopo di ricucire, tutte le volte che è possibile, il legame tra ammalati e famiglia di provenienza. Come curare gli ammalati di mente? Grégoire dice: con l’amore-fiducia, con il lavoro e con alcuni psicofarmaci, quando ci vogliono. Nel 1998, Grégoire ha ricevuto a Trieste il riconoscimento al Primo Premio Internazionale «Franco Basaglia». In 10 anni Grégoire è riuscito a riabilitare circa 2000 ammalati e sono sempre più numerosi quelli che gli chiedono aiuto, in Costa d’Avorio e nei paesi vicini, come la Guinea, il Ghana, il Benin… Con una fede incrollabile nella Divina Provvidenza, Grégoire riesce ad aprire un secondo Centro di accoglienza nella città di KORHOGO, all’estremo nord del paese, che oggi ha 450 ammalati. Nel frattempo sotto l’impulso di Grégoire, lo scrivente ha iniziato un terzo centro nel 2001, nella città di Bondoukou. Per le difficoltà di reperire il materiale di costruzione, il centro non è ancora ultimato, ma accoglie comunque un centinaio di ammalati. L’anno scorso, il 7 luglio 2005, Grégoire ha avuto la gioia di inaugurare un primo Centro nel suo paese di origine, in Benin, e sta ideando un’altra fondazione nel nord di quel paese con l’aiuto di quanti sono animati da buona volontà, ovunque si trovino. Gli aiuti maggiori sono arrivati dalla Spagna, dalla Francia, dal Canada, dalla Svizzera e dall’Italia. Vedendo i risultati prodigiosi di quest’Opera e a seguito del conferimento del Premio Basaglia, diverse televisioni hanno voluto, con i loro servizi, farsi interpreti del grande desiderio di Grégoire di raggiungere il più gran numero di ammalati di mente, veri e propri schiavi dell’inizio del terzo millennio. Cito le televisioni: TSI (Televisione Svizzera Italiana), RAI 2, TV Canada, Spagna e Germania. Vorrei, come amico e confidente di Grégoire, attirare l’attenzione sulla sua opera, sulla grinta con la quale porta avanti il suo progetto cristiano in mezzo a mille difficoltà, che riguardano oggi il mantenimento dei Centri già costruiti (vitto e alloggio e medicine per gli ammalati, che ricevono assistenza farmacologica anche quando sono ormai ritornati in famiglia). La forza del suo progetto si basa sulla fede nella Provvidenza. “E’ l’Opera di Dio”, dice sovente, “è Lui che deve occuparsene”. Uomo di preghiera, Grégoire ritrova sempre la serenità anche quando le cose non sembrano andare per il verso giusto. Grégoire dice spesso che gli ammalati di mente non sono diversi dagli altri ammalati: come gli ipertesi possono lavorare normalmente se prendono regolarmente gli anti-ipertensivi e i diabetici l’insulina, così gli ammalati di mente possono riprendere le loro attività se seguono regolarmente i consigli e prendono i farmaci dati loro dagli specialisti dell’Associazione San Camillo.

articolo di Padre Giacomo BARDELLI – SMA (Società Missioni Africane)

 

ALCUNE IMMAGINI DEI MALATI DI MENTE TROVATI DA GREGOIRE

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Valerio Petrarca, lo scrittore di questo libro è un amico di DUMA.
Ce ne ha spedito uno e l’abbiamo letto tutto d’un fiato.
Chi è stato in Costa d’Avorio, riconosce subito luoghi e personaggi descritti.
Fino dalle prime pagine racconta dei Missionari SMA (Società Missioni Africane), incontra Padre Lionello Melchiori, Padre Gianfranco Brignone, Padre Secondo Cantino e tanti altri …

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A pagina 23 del libro “i pazzi di Gregoire”, scritto da Valerio Petrarca, si può leggere il suo incontro con padre Secondo Cantino in Costa d’Avorio.

Proponiamo qui di seguito questa mezza pagina …
magari poi qualcuno vorrà comperare il libro …
è una forte testimonianza …

… Più di dieci anni prima ero in un villaggio provvisorio, un “campement”, al Campement Paul degli immigrati burkinesi nell’area di San Pedro. Mi ero presentato in città a padre Cantino chiedendogli di portarmi con sè nei villaggi della zona. Allora non conoscevo nessuno in Costa d’Avorio, avevo avuto solo dei nomi, tra cui il suo; e a lui mi ero presentato senza prima avvertirlo. Per questo mi chiamava il “bandit”. Arrivammo al Campement, al tramonto, scortati da bambini festanti che a ogni metro aumentavano di numero e gridavano in morè “monpère a aouamé”, “monpère a aouamé”, “monpère a aouamé” (il padre è arrivato). Non avevo allora inquietudini religiose manifeste, avevo lasciato parrocchia e chiesa al primo amore di quattordicenne. Pernottammo nel Campement.  Non avevo mai visto tante stelle in cielo. Il volto di Cantino brillava ogni volta che aspirava il tabacco bruno della sigaretta senza filtro. Fummo ospitati in una capanna per aspettare le prime luci della domenica, quando sarebbero arrivati dai villaggi che dicevano vicini gli altri burkinesi per la messa. Saranno stati un migliaio, giunti in ordine sparso, cantando. Erano uno più felice dell’altro. Ma di che cosa? La loro vita era quella dei loro padri portati forza al sud a lavorare in piantagione. Si erano guadagnati la domenica, la domenica per il Signore, e quel giorno da solo bilanciava tutto il resto. Con padre Cantino si poteva parlare, si poteva parlare anche della religione oppio dei popoli. Lui mi rispondeva come se nascondesse bonariamente un segreto che non poteva rivelarmi, il segreto che cammina sulla lama che separa la grazia dall’impostura. La messa di quella domenica è stata la festa più piena della mia vita, quella in cui sono stato anch’io felice senza motivo. Al momento della comunione feci un passo indietro vincendo un primo impulso, padre Cantino fece un passo avanti sussurrandomi che se volevo potevo e dopo ne avremmo parlato. Dopo ne parlammo, mi confessò, e da allora ogni domenica cerco un prete e un’ostia. Mi comunicherò anche questa volta e nell’avvicinarmi all’ostia consacrata penserò a Cantino.

 

DA RIVISTA “JESUS”